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- L'isola
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L’ISOLA (2004-2006)
Un racconto di Alda Teodorani musicato da Le Forbici di Manitù e illustrato da Emanuela Biancuzzi
I tre frammenti che seguono sono pagine dal diario del personaggio maschile del racconto L’ISOLA, sono stati scritti
da Vittore Baroni per un’azione oscura al festival multimedia SUN of FUN (Second Universal Nexus of Funtastic
United Nations) svoltosi a Casier di Treviso nel settembre 2004, dove le Forbici di Manitù hanno presentato in
anteprima alcuni brani del loro album ancora in lavorazione. Questi testi sono una “deriva” laterale del progetto e,
pur aggiungendo alcuni particolari inediti al racconto, non verranno inclusi nel prodotto finale. Sono quindi ora
leggibili unicamente da questo sito.
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13.07.04
Ho trovato su una rivista un’inserzione per una curiosa vacanza a due. È stato il logo dell’hotel, quasi un sigillo
magico, ad attirare la mia attenzione. Due uccelli esotici, forse due ibis, posti specularmente uno di fronte all’altro,
disegnano col loro corpo una S e un 2. I loro lunghi becchi si incrociano al centro formando una X: “S X 2”, ovvero
“Solo per Due”. L’albergo, un’antica villa ottocentesca appartenuta un tempo ad un eccentrico lord inglese, è l’unica
costruzione al centro di una minuscola isola non segnata sulle carte. Un’isola in mezzo ad un fiume, l’ideale per
dipingere lontano da grattacapi e distrazioni casalinghe, un’ottima occasione per riflettere sulla nostra situazione.
Voglio parlargliene subito. Sono certo che non sarà per niente d’accordo.
Viviamo nella stessa casa, dormiamo nello stesso letto, ma è come se una gelida lastra di cristallo ci separasse in
ogni attimo della giornata. Vorrei trovare le parole giuste per interrompere una maledizione che dura da troppo
tempo. Questo viaggio è una sorta di ultima carta da giocare, anche se ormai non nutro molte speranze. Lei mi ha
ben istruito su come mantenermi a distanza. Si irrigidisce se solo la tocco e anche il suo calore corporeo, in quelle
rare circostanze, sembra diminuire. Non riesco a darle tenerezza, non può esserci tenerezza nella frigidità. Anche
quando dorme, se la sfioro con una mano non può trattenere un moto istintivo di repulsione. Da sveglia a volte finge
una passione che è solo una triste menzogna. So che mi odia quando nel letto si accorge che mi masturbo al suo
fianco, forse lo faccio proprio per acuire la tensione. So che mi ama per quel che non sono, morbosamente
ricambiata. Finisce allora che le mordo una mano, una gamba, il collo, ed è l’unica forma di contatto fisico che non le
smuove turbe represse. Niente baci, ma i morsi sono tollerati. Senza che la cosa sia mai stata discussa, è divenuta
la nostra normalità. Non posso fare l’amore, posso solo mangiarla.
“Ah, s’io potessi bermi le tue vene
Come vino e nutrirmi del tuo seno
Come di miele, e che dal capo ai piedi
Fosse il tuo corpo tutto consumato,
E la tua carne nella mia sepolta!”
Algernon Charles Swinburne
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14.09.04
Siamo arrivati sull’isola, non è esattamente come me l’ero immaginata. È molto più piccola di quanto appariva sugli
opuscoli. Il bosco che circonda la villa è in realtà solo un ampio giardino incolto, anfore e statue corrose di belve e
mostri mitologici affiorano da sotto la vegetazione non accudita da anni. Non ci sono fontane o laghetti o prati fioriti,
solo alberi scuri e uno stretto camminatoio di ciottoli coperti di muschio tutto intorno alla riva. Il custode ci ha
scaricato con tutti i bagagli e poi si è allontanato sulla sua barca a motore, tornerà a riprenderci tra una settimana
esatta. Non è certo il villino di Landor e neppure il possedimento di Arnheim. La “pensione” ha solo due piani, ma
sono più che sufficienti per perdersi di vista. Lei ha cominciato subito ad esplorare l’edificio, è convinta di aver
trovato l’ingresso di un immenso sotterraneo. A me pare una normale cantina. Nei corridoi ci sono cornici vuote di
quadri, l’ideale per improvvisare una mia piccola personale.
Ho portato i colori e il cavalletto, vorrei dipingere l’isola da diverse angolazioni. Lei non perde occasione per
deridermi e disprezzare l’idea di questo viaggio “senza significato”. Per lei un’isola non ha nulla di romantico, è solo il
teatro per un reality show di beoti. O come nelle barzellette, un pezzettino di terra con una palma al centro e una
bottiglia per inviare messaggi di soccorso. Si comporta come un naufrago in pericolo, mentre io mi sento padrone
del mio regno. Ho sempre provato una grande sensazione di pace al pensiero di trovarmi senza collegamenti col
resto del mondo. Sono affascinato dalla quasi perfetta circolarità della costa che ho già percorso a piedi più volte,
sostando a riposare sulla vecchia e corrosa panchina in marmo posta a Ovest. Quest’isola, vista dall’alto, deve
somigliare ad un nero disco di vinile, con la villa al centro a mo’ di etichetta. Ho portato con me nastri di
Rachmaninoff e Max Reger. La musica può creare mondi.
Lei ha paura dell’acqua, per via di quelle creature maligne che crede sempre di scorgerci dentro, non c’è quindi
pericolo che anneghi o tenti la fuga. Una settimana in fondo passa molto in fretta. Cercherò di ignorare le sue solite
stranezze e di approfittare dell’occasione per produrre qualcosa di nuovo e importante. Lei ha riso quando mi sono
fatto tatuare la parola DIO sotto la lingua. Non sopporta i miei interessi teologici e alchemici, non condivide la mia
smania di conoscere. Non ha mai voluto partecipare al gioco di creare mondi. Per riuscire nell’impresa occorre
esercitarsi a pensare come un dio. E bisogna mangiare come un dio, nutrirsi di cibi speciali. Lei pare accontentarsi di
abitare in questa misera terra, martoriata da guerre e sventure. Si spaventa se tento di spiegarle che ci sono infinite
altre realtà, eppure vive circondata dai suoi fantasmi. Ora ad esempio favoleggia di domestici e contesse, senza
rendersi conto che la villa è completamente disabitata. Siamo come due pianeti su orbite divergenti. Siamo le due
facce opposte della luna. Siamo soli.
“Come? Vorresti che un serpente ti pungesse due volte?”
William Shakespeare
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19.09.04
Nei miei sogni più gotici ho sempre desiderato di approdare all’Isola dei Morti di Arnold Böcklin. Non credo che avrei
paura ad addentrarmi tra i suoi sepolcri, per incontrare La belle Rosine o pallide giovani martiri preraffaellite avvolte
in sudari di seta. Vorrei penetrare il segreto del quadro preferito da Lenin, Freud, Jung e Hitler. L’artista svizzero ha
cercato intenzionalmente di creare un’opera che potesse indurre visioni oniriche nello spettatore, una porta su
un’altra dimensione. Ha dovuto realizzare cinque diverse versioni prima di arrivare ad ottenere l’effetto voluto.
Quattro tele sono sopravvissute e sono oggi conservate nei musei di Berlino, Lipsia, Basilea e New York. Ma è la
versione mancante, andata misteriosamente perduta (una sparizione in cui sospetto abbia giocato un ruolo attivo lo
stesso Maestro), quella che realizzando appieno le teorie occultistiche di Svedenborg permetteva di penetrare la
tranquilla, terminale bellezza dell’isola. La potè ammirare il commediografo svedese Strindberg, autore di una piece
teatrale sull’argomento. Da anni dipingo solo isole, nel vano tentativo di riprodurre l’alchimia di quel “quadro per
sognare”.
Stamattina sono sceso al fiume molto presto ed ho fatto un rapido bagno nell’acqua gelida. Mi sono asciugato con un
lenzuolo e l’ho spaventata quando mi ha visto comparire tra gli alberi avvolto nel telo bianco. L’isola non ha
un’influenza positiva sui suoi nervi, al contrario di quello che avevo ardentemente sperato. Lei ha cominciato a
comportarsi molto stranamente, temo che possa compiere una delle sue follie. Sarebbe prudente da parte mia di far
sparire tutti i coltelli dalla cucina, come faccio a casa nei momenti più critici. Le giornate trascorrono monotone, tra
una sessione di pittura e un pasto consumato assieme a testa bassa. Non so bene cosa faccia lei per il resto del
tempo, cerchiamo pietosamente di evitarci il più possibile. Non ho mai capito come si possa vivere senza un hobby,
un interesse ossessivo. Ho ormai riempito tutte le cornici del corridoio coi miei schizzi e scorci dell’isola, che le
ombre agitate dalle candele popolano la notte di inquietanti riflessi. Fortunatamente domani il battello ci ricondurrà
alla vita di tutti i giorni. Sarà bene che mi corichi presto. Fingerò di dormire, aspettando che come un angelo della
morte lei mi si distenda al fianco.
“Dèmoni trionfanti stanno calmi
e trasaliscono angeli a vedere
le voragini del cuore umano.”
Walter Savage Landor